Crittografia: numeri lettere metodo

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Crittografia: numeri lettere metodo
Cifrari Polialfabetici

crittografiaCrittografia, è  un mistero quello che si cela dietro a questa parola. Ma la crittografia è una scienza antica e che può apparire difficile per molte persone. Ma una volta analizzata si tratta solo di metodo. Fin dai romani esisteva la crittografia, in guerra, per celare e mandare comunicati in modo che solo il destinatario fosse in grado di comprenderne il significato. L'articolo è la seconda parte dell'articolo realizzato a questa pagina.

La crittografia, prima e durante l'epoca del Computer è sempre stata a stretto contatto con il mondo della matematica, dell'analisi e della statistica.I metodi per generare codice cifrato si chiamano Cifrari e ne esistono a bizzeffe, dai più antichi come il cifrario di Cesare a i cifrari attuali utilizzati per le comunicazioni sul web come SHA. Per comprendere come funzionano i Cifrari ne analizzeremo alcuni tra cui il già citato Cifrario di Cesare, da cui derivano molti dei cifrari successivi.

I Cifrari si distinguono in Monoalfabetici e Polialfabetici, i primi molto più insicuri dei secondi ma con i quali condividono il principio di funzionamento.

Il Cifrario di Cesare

Testo in chiaro a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z
Testo cifrato D E F G H I L M N O P Q R S T U V Z A B C

Il metodo di crittografia segue la tabella sopra riportata, ad ogni lettera dell'alfabeto in chiaro, corrisponde una nuova lettera, che fà parte sempre dello stesso alfabeto e che andrà a sostituire la lettera di partenza nel messaggio cifrato.

Il cifrario di Cesare è un cifrario Monoalfabetico, poichè riutilizza lo stesso alfabeto in modo statico per la realizzazione del messaggio cifrato. Ad ogni lettera corrisponde la lettera in 3 posizioni successive. Ad a = d, b = e e cosi via. Una volta raggiunta la Z si ricomincia.

Questo cifrario è assolutamente insicuro come riportato da wikipedia :

Con un diagramma delle frequenze delle lettere nel testo in cifra e nella lingua originale del testo, è facile individuare il valore della chiave osservandone la disposizione. Ad esempio, nella lingua italiana, le lettere più frequenti sono le vocali E, A, O ed I, con lievi differenze, seguite dalle consonanti L, N, R, S e T, mentre sono rare B, F, Q e Z e praticamente assenti le lettere straniere J, K, Y, X e W; nella lingua inglese, invece, le lettere più frequenti sono E e T, mentre le più rare sono Q e Z. Anche i computer sono in grado di eseguire simili calcoli senza difficoltà.

Ovviamente questo ragionamento è necessario quando non ci si chiede quale algoritmo di crittografia è stato utilizzato e si vuole solo ottenere il messaggio in chiaro.

cifrario russo antico



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